“Per lanciarsi dalle stelle” Chiara Parenti

 

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Giudizio ♥♥♥♥ / 5

Sul dizionario della Garzanti la paura è descritta come “sensazione che si prova in presenza o al pensiero di un pericolo vero o immaginato”. Focalizzate l’attenzione sulle parole “ pericolo vero o immaginato”: provate ora a stilare una lista di paure che da anni vi portate dietro, quelle che si sono intrecciate così a fondo nei vostri tessuti da essere diventate parte integrante del vostro vivere. Ora suddividetele in paure reali o immaginate e ditemi: « Quante di queste potete classificare realmente come paure concrete?». Se poteste per un attimo pensare di dover sfidare e affrontare in breve tempo una buona parte delle vostre paure, lo fareste?
È proprio quello che ha fatto Maria Sole, la protagonista di questo romanzo. Cento giorni per cento paure, una paura al giorno. Perché spesso lasciamo scorrere la vita piuttosto che viverla, lasciandoci trascinare sul fondo a causa delle nostre paure, dimenticandoci di averne solo una. Un evento spiacevole, però, può metterci brutalmente di fronte alla realtà e quando Sole perde, per un tragico incidente, la sua migliore amica Stella perde gradualmente se stessa. Cosa fare? Come lasciarsi alle spalle una vita prevedibile e uguale a se stessa giorno dopo giorno, modellata e corazzata da tutte le paure che Sole si porta dietro da sempre e che la portano a rinunciare all’università, ai viaggi, a tutti i suoi sogni? Eppure Stella glielo diceva sempre: « […] fai sempre la stessa identica cosa ogni giorno! Sempre la stessa strada. La stessa gente. Gli stessi gesti. Le stesse parole. […] Lo fai perché non conosci nient’altro! Lo fai perché hai paura di fare qualcosa di diverso, sei terrorizzata dall’idea di uscire dalla tua zona di sicurezza! Sei impregnata, grondante di paura!»
Abbandonare il proprio guscio, però, è cosi difficile! E lo è ancor di più quando si è stravolti dal dolore per la perdita del riferimento principale: il mondo finisce, e si vive nell’apatia più totale.
Sole ammette di essersi rifugiata nella sua bolla di dolore dopo la morte di Stella e di non trovare più nessuna ragione per vivere: «Tanto non c’è più nulla, ora, che mi trattiene qui. Nulla.»
Una ragione, però, c’è sempre. E la ragione di Sole è Massimo, il fratello di Stella. Massimo dai capelli castani e dalla bellezza disarmante; Massimo che per Sole incarna Mr. Darcy di “Orgoglio e pregiudizio”; Massimo l’uomo dei suoi sogni. Con il suo aiuto Sole cerca e trova giorno dopo giorno il coraggio e la forza di riemergere fino a scoprire di poter affrontare da sola le sue più grandi paure: lanciarsi con il paracadute, tenere in mano una tarantola, cantare al karaoke, prendere un areo…
« La paura non è più un mio limite, è un’opportunità. »
E se, presa dall’entusiasmo, decidesse di dichiarare il suo amore per Massimo? Una prova difficilissima che Sole deciderà di fare. Non importa se, inizialmente, non avrà per lei l’esito sperato: finalmente è riuscita ad aprire il suo cuore e a confessare i suoi sentimenti.
Ciò che diventa straordinario, in questo lungo percorso, è il cambiamento emotivo e individuale che Sole non aveva di certo previsto; perché la vita è magicamente imprevedibile e quando meno te lo aspetti ti ritrovi forte e sicura delle tue capacità! E se di questo cambiamento è in parte artefice Samuele dai capelli arruffati e dall’animo stropicciato, tanto meglio!
Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci spettini la vita!
Qualcosa sul romanzo e sull’autrice
Mi ha colpito la capacità della scrittrice di analizzare e descrivere con delicatezza le fasi di sconforto e di ripresa di Sole. Chiara Parenti analizza sottilmente e con molta sensibilità i tratti caratteriali più nascosti di Sole e li riporta alla luce. Ogni gesto ed ogni pensiero è per Stella. Lei che le dava forza, che la spronava a vivere, ad abbandonare le sue paure. Sole aveva solo bisogno di un input per sopravvivere…e vivere! L’animo umano, così come determinate situazioni della vita, sono molto difficili da capire ed analizzare: l’autrice è riuscita ad esprimere a pieno le paura ed i cunicoli bui dell’animo e del cuore di Sole, coinvolgendomi fin da subito con una sensibilità quasi tattile. Mi sono ritrovata in molte paure della protagonista, tant’è che anche io mi sono messa a stilare una lista con tutte le mie paure, quasi come se fosse una confessione ed una liberazione al tempo stesso. La scrittura è scorrevole e lineare, grammaticalmente corretta, più profonda e toccante dall’incontro parigino con Andras, il fidanzato di Stella. Qui la storia appare più autentica e molto più coinvolgente rispetto alla parte centrale dedicata al susseguirsi delle paure affrontate che ho trovato a tratti quasi “elencativa” e ridondante.
Non ho apprezzato, inoltre, la scelta dell’autrice di far condividere su internet tutto il percorso che Sole affronta con le sue paure. Ho faticato a capire cosa potesse spingere una ragazza timida a divulgare parte del proprio essere; trovo ancora oggi che sia una scelta che strida non poco con il suo carattere. Tuttavia, questo non altera di certo la buona qualità di questo romanzo.
Libro edito da Garzanti.

Lucana di nascita, Chiara Parenti è laureata in filosofia.
È giornalista pubblicista e lavora nell’ambito della comunicazione.
Gestisce un portale per bambini che si chiama “Lucca kids”.
Con Garzanti ha pubblicato nel 2017 “La voce nascosta delle pietre”
Info http://www.chiaraparenti.com

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“Oggi non è un giorno qualunque” Federica Di Iesu

 

di iesu foto

Giudizio ♥♥♥ / 5

Chiudete gli occhi e visualizzate dinnanzi a voi i banchetti indiani ricchi di spezie dai mille colori e dalle più mirabili sfumature: rosso, giallo, verde, blu, arancione, bianco…
Ora conducete quest’immagine colorata all’interno di una bottega d’arte e immaginate di toccare tutti quei colori multiformi di polvere e tempera ad olio: pigmenti naturali dai molteplici profumi. Una delle più grandi capacità dell’autrice, a mio parere, è stata quella di condurmi per mano all’interno di quest’ambiente e sentire tra le mani i colori che si formavano a seconda delle varie lavorazioni. Mi è apparsa in maniera costante durante tutta la lettura l’immagine di Anna, la giovane protagonista, intenta a preparare i colori quasi come se fossero pozioni magiche. La passione della scrittrice per l’arte emerge in ogni luogo. Allo stesso modo ho sempre visualizzato il luogo in cui la storia prende animo, precisamente Borgo Sole, un piccolo paesino del Trentino. Aria fresca e sana, bassa temperatura di novembre, con il calore dei suoi abitanti che si propaga per tutta la vallata. Chi visita Borgo Sole vorrebbe restare lì per sempre; chi vi abita non vorrebbe vivere in nessun altro luogo. Questo non mi è stato difficile immaginarlo considerando il fatto che anche io vivo in una terra che non vorrei lasciare mai! Ho respirato l’amore materno tra Anna ed Ariel, la sua maestra d’arte, così intenso e puro da diventare scudo e barriera nei momenti di difficoltà, forza e coraggio quando le difficoltà in seguito ad un brutto evento si sono amplificate.
Federica ci racconta tutto con una scrittura chiara, semplice, scorrevole e pulita. Ed è molto difficile trovare queste qualità in uno scrittore emergente. La storia d’amore tra Anna e Daniel è un crescendo di emozioni: è così difficile lasciarsi andare quando si ha paura. Ma se l’amore è forte e sincero merita di essere vissuto. É un po’ ciò che vorremmo tutti: un amore caldo e luminoso, che scalda il cuore…e la vita.
L’unica pecca del romanzo, se di pecca si può parlare considerando che si tratta semplicemente della mia personale opinione, è la parte relativa alla scoperta del segreto di Ariel. Non l’ho trovata eccessivamente scontata ma un po’ incolore. Come se fosse una storia aggiunta, non correlata al romanzo. Un po’ fine a sé stessa. Allo stesso modo la parte successiva all’incidente trovo sia stata sviluppata poco ed in modo frettoloso. Personalmente mi sarei soffermata di più nella descrizione emotiva di Anna.

“Cento giorni di felicità” Fausto Brizzi

 

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Giudizio ♥♥♥♥♥ /5

Cento giorni di vita prima di morire di tumore al fegato. Lo so, come inizio non è dei migliori. Ma è di questo che si tratta ed è giusto che entriate immediatamente nell’ottica del libro. Ciò che di sicuro non vi aspettate è il modo ironico con cui il protagonista scelga di raccontarceli.
Lui è Lucio Battistini, 40 anni, ex pallanuotista. Ha una moglie intelligente e due figli: Lorenzo che ha paura dell’acqua, Eva che è un genio in miniatura.
Lucio avverte dei dolori al fianco, non gli da importanza e va avanti. Poi un giorno la notizia: carcinoma epatocellulare. Pochi mesi di vita; da qui in poi inizia la discesa o meglio, l’inizio verso la decisione finale.
“Cosa fareste voi se mancassero un centinaio di giorni alla vostra morte?” chiede Lucio al suo lettore. “Vi lascio un paio di pagine bianche per segnare i vostri appunti prima di cominciare il mio personale conto alla rovescia.” (p. 60). Io non ho saputo rispondere. Ma Lucio non si è disperato e ha deciso di portarci in questo viaggio con lui. L’amico Fritz, come ha soprannominato il cancro, gli ha teso una trappola: Lucio non si farà sorprendere ancora.
E allora via, si fa tutto ciò che si è sempre voluto fare; si segna su un vecchio quaderno con l’immagine di Zoff tutto ciò che in breve tempo si vorrebbe realizzare: tra appunti, disegni, commenti e progetti, Lucio ambisce alla felicità. Ma quella fatta di cose semplici: le cene e le avventure interrail con gli amici, le coccole con i figli, le ciambelle fritte del suocero! Ah queste si, sono il perfetto binomio tra vita e felicità!
“Alla fine, Lucio mio, il senso della vita è dare un morso a una ciambella calda.” (p. 26).
Solo uno dei tanti desideri si protrarrà fino alla fine del libro, ma non sarò io a raccontarvelo!

È la vita che si dovrebbe prendere a morsi quando questa sta per finire. Forse è un po’ questo il senso della ciambella che Brizzi elogia attraverso le parole di Lucio, ben raffigurata nella copertina del libro edito da Einaudi.
La vita la si dovrebbe mordere sempre, in ogni istante, in ogni sua sfumatura. Non ci si dovrebbe ricordare di essa solo quando ci viene tolta. Parole che portano con sé il sapore di una morale, nemmeno troppo velata ma con un po’ di zucchero sopra per addolcirla, proprio come una ciambella. D’altronde Lucio è questo che fa: insaporisce con tanta dolcezza gli ultimi giorni della sua vita che lui ha sempre ritenuto mediocre e banale. Una vita uguale agli altri, incolore e conforme ai più che riscoprirà e ritoccherà insieme all’amico Fritz, percorrendo le varie tappe scelte fino all’exploit finale.
“Questa è la storia di come ho vissuto gli ultimi cento giorni della mia permanenza sul pianeta Terra in compagnia dell’amico Fritz.
E di come, contro ogni previsione e ogni logica, siano stati i giorni più felici della mia vita”. (p.9).

 

 

Qualcosa sul romanzo e sull’autore
Fausto Brizzi nasce a Roma nel novembre del 1968. E’ scrittore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Quasi tutti conosciamo il suo film d’esordio “Notte prima degli esami”.
Ancora qualche film come “Ex”, “Maschi contro Femmine” e “Poveri ma ricchi” di cui è stato regista e il film di Pif “La mafia uccide solo d’estate” di cui è produttore.
“Cento giorni di felicità” è il suo primo romanzo pubblicato nel 2013 e tradotto in oltre 30 paesi. Fanno seguito “Se mi vuoi bene” e “Ho sposato una vegana”, quest’ultimo autobiografico a cui fa seguito “Se prima eravamo in due”.
Libro edito da Einaudi. Super ET. Ristampa 2017. 394pp. € 13,50.

“Uomini e no” Elio Vittorini

 

bdr

Giudizio ♥♥♥♥ / 5

Milano. Inverno del ’44. Squadriglie fasciste e naziste commettono violenze di ogni genere. Il regime non è stato ancora annientato.
Brutalità, ferocia, abusi di potere: Vittorini descrive scene e pensieri angosciosi e toccanti di una guerra che devasta cuori e animi.
[Perché si chiamava civile una guerra in cui due fratelli potevano trovarsi uno contro l’altro? Non si sarebbe dovuto chiamarla, anzi, incivile? (p.157)].
Nel mezzo spicca la storia d’amore tra Enne 2 e Berta: una passione dolorosa, struggente, immensa. Lui, giovane comandante dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica), organizza attentati al potere; lei, sposata da 10 anni con un uomo che non ama, si interroga continuamente sulle ragioni del suo matrimonio e su quanto sia giusto abbandonare il tetto coniugale. Un amore tormentato che condiziona le loro vite, fino alla fine.
[Io so che cosa vuol dire un uomo senza una donna, credere in una, essere di una, eppure non averla, passare anche anni senza che tu sia uomo con una donna, e allora prenderne una che non è la tua ed ecco avere, in una camera d’albergo avere, invece dell’amore, il suo deserto. (p.38)].
Berta è tutto ciò che Enne 2 vive e tocca: la madre ed il padre dell’infanzia, i fiori ed il pane sul tavolo, garanzia dell’amore provato.
[Enne 2 tornò, col pane, anche con fiori, e mise i fiori sula tavolo, davanti a lei.
“Lo sei sempre stata.”
“Anche fiori?”
“Anche fiori. Ne prendevo ed eri tu. Li portavo qui ed eri tu.” (p.133)].

Vittorini dà voce a tutti i personaggi senza tralasciare scherni e atti di ingiustizia. Talvolta non teme le descrizioni crude come l’omicidio di un giovane ambulante sbranato vivo dai cani tedeschi.
[ Lentamente, Giulaj si spogliava, e il capitano prendeva i suoi stracci, li gettava ai cani.
Tutti e cinque i militi si erano avvicinati per vedere; facevano ormai cerchio. Guardavano Giulaj, ormai seminudo, e avevano già voglia di riderne; (pp.167-8)
« Fscì» fischiò lo scudiscio. Fischiò sull’uomo nudo, sulle sue braccia intrecciate intorno al capo e tutto lui che si abbassava, poi colpì dentro a lui. L’uomo nudo si tolse le braccia dal capo. Era caduto e guardava. Guardò chi lo colpiva. Sangue gli scorreva sulla faccia, e la cagna Gudrun sentì il sangue. Gudrun addentò l’uomo, strappando dalla spalla. (p.172)].

Non avevo ancora letto niente di quest’autore. A volte con i Classici si ha un po’ di timore e si pensa di non riuscire a capire quello che ci viene raccontato. Non è stata una lettura semplice ma nemmeno così ostica per un romanzo degli anni ’40. Di sicuro non è una storia che lascia indifferenti: le violenze effettuate senza giustificazioni logiche ti lasciano un senso di impotenza.
Un romanzo più che mai attuale.

 

Qualcosa sul romanzo e sull’autore.
Scritto tra la primavera e l’autunno del 1944 e pubblicato nel 1945, “Uomini e no” rappresenta uno dei capolavori di Elio Vittorini sulla Resistenza italiana.
Lo stile è si, semplice, ma non totalmente scorrevole: bisogna soffermarsi un po’ per non perdersi nelle riflessioni e nei dialoghi.
Siciliano DOC, egli nacque a Siracusa nel 1908 e morì a Milano nel 1966 in cui visse fin dal 1938. Entrò in contatto con i gruppi antifascisti, si iscrisse al partito comunista clandestino e partecipò alla Resistenza. Vittorini descrive e racconta ciò che ha visto e vissuto.

La Mora che legge

Letteratura sarda
Proprio così. Perché la Mora che legge sono io. Morena.
Ho atteso che arrivasse lo stimolo giusto per aprire il mio blog. Sapevo che sarebbe arrivato da solo, senza cercarlo. E’ arrivato portando con sé il desiderio di scrivere di più. Molti di voi mi conoscono su Instagram come @sme_morina_books (si, sta per smemorata, perché sono anche questo) e già conoscete la mia passione per i libri e la lettura. Mi sono resa conto che è talmente grande la mia voglia di raccontare un libro da sentire ormai stretto lo spazio che alcuni social offrono. 
Per coloro che non mi conoscono, oltre alla lettura, avverto che adoro in modo smisurato parlare della mia terra, la Sardegna, che amo con tutti i suoi pregi ed i difetti. Mi piace l’arte e la storia: anche per questo sono una guida turistica; e l’arte e storia da me non mancano. Sono anche un’insegnante e poter insegnare ciò che ami, oggi, è una grande meraviglia!
Chi entrerà nel mio blog e leggerà questo primo articolo apprenderà sicuramente che si tratta con molta probabilità di uno dei tanti luoghi in cui diffondere cultura ma ricordate che le idee, le impressioni e le emozioni sono sempre diverse.  
E allora… Benvenuti nel mio Blog! 
(Supernipotina ha approvato, conoscerete anche lei!)